Viaggio segreto

Pubblicato il 03 Mag 2014 in Drammatico
Filmato SD
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imm (15)Leo fa lo psicanalista, sua sorella Ale la modella. Abitano a Roma nello stesso palazzo ed entrano l’uno nella vita dell’altro con la stessa facilità con cui penetrano nei rispettivi appartamenti. Ne possiedono la chiave.
La notizia che la loro villa d’infanzia, in Sicilia, è stata messa in vendita s’intreccia alla decisione di Ale di sposare Harold, un artista serbo che ha perso la testa per lei, al punto che vorrebbe regalarle la casa dove è nata. È per impedire che questo avvenga che Leo intraprende un viaggio segreto a Siracusa, per riacquistare la proprietà ed evitare che il delitto che ha segnato la loro infanzia torni a insidiare la memoria della sorella.
In Viaggio Segreto, Roberto Andò sposta l’azione dall’Irlanda, dove è ambientato il romanzo di partenza “Ricostruzioni” di Josephine Hart, alla Sicilia, sua terra d’origine, per narrare ancora, come già nel precedente “Sotto Falso Nome”, di esistenze (ri)costruite sotto il segno di un lutto e di relazioni famigliari condannate da un pesante non detto.
Per anni, Leo ha protetto la fragile psiche di Ale, arginando ogni ritorno del rimosso, legandosi a lei con un amore complice e morboso, mentre si faceva invadere dai ricordi dei suoi pazienti per seppellire i propri. Ma ora il passato preme per tornare a galla.
Alessio Boni e Valeria Solarino interpretano i due protagonisti “spezzati”, persino nei nomi, mentre Donatella Finocchiaro nella parte dell’agente immobiliare e Emir Kusturica in quella di Harold inscenano la possibilità per i fratelli di un’apertura, al di là del (doppio) legame che li inchioda.
Nonostante il film sappia toccare anche punte di grande intensità, i vuoti e i pieni non trovano un equilibrio, l’eleganza patinata dei set rischia il barocchismo e distrae, i ritratti di personaggi già ipersensibili vengono appesantiti da sintomi di troppo (l’asma di Leo) e da dialoghi poco naturali.
L’inconscio si difende e fa sì che, dopo il trauma, ricostruiamo il nostro passato in una maniera che renda possibile il proseguimento della nostra vita: la verità non sempre è salvifica e dirci una bugia può strapparci al pericolo. È questo il nucleo più interessante del film, che Andò altera in modo impercettibile ma profondo, preferendo mettere in scena un altro assunto, e cioè che la menzogna può essere ben più intrigante (e cinematografica) della verità. Ma forse non è questo il caso. Fonte Trama

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