Uranya

Pubblicato il 26 Feb 2013 in Commedia


UranyaÈ l’estate del 1969. In un piccolo villaggio greco cinque adolescenti ansiosi di scoprire l’amore e il mondo «fuori» crescono tra sogni, pregiudizi e corse in bicicletta tra il loro nascondiglio in mezzo agli alberi e il mare. Ed è proprio qui, in una casetta sulla spiaggia, che vive il loro sogno più grande: Uranya (Maria Grazia Cucinotta), una donna bellissima e sensuale desiderata da tutti. I cinque ragazzi in piena crisi ormonale decidono così di unirsi in un giuramento comune: risparmiare del denaro per perdere con lei la verginità. Tra i cinque il più sensibile è Achille, un ragazzino con la passione per la pittura e un sogno in più rispetto ai suoi amici: la sera, guardando le stelle con la testa posata sul ventre di Zoe (una ragazza più grande col sogno di «volare» fuori dal villaggio), sogna di volare, o per lo meno – nel frattempo – di vedere in tv l’atterraggio del primo uomo sulla Luna. Dipingendo ritratti, distribuendo bandiere americane in occasione della visita del vicepresidente degli Stati Uniti, e con l’aiuto delle mamme, i ragazzi riusciranno a mettere da parte la somma necessaria per comprare un televisore per il villaggio, ma quando sarà il momento di scegliere tra Uranya e il televisore, non tutti saranno d’accordo.
Quella del greco Costas Kapakas, classe 1953 e alcune esperienze come sceneggiatore, è una commedia onirica, dal sapore antico e probabilmente autobiografico. A partire da un plot già visto che richiama il filone adolescenziale più nostalgico, la sensibilità del film si alimenta delle suggestioni di tanto cinema del passato: da Stand by me al Tornatore di Nuovo cinema Paradiso (ma anche di Malèna), dall’onirismo di Fellini al Favoloso mondo di Amelie, fino a toccare caotici momenti alla Kusturica, Uranya è un film godibile, dolce e a tratti commovente, ben scritto e sorretto da un regia attenta, capace di coinvolgere e di addentrarsi con passo felpato nell’intimità dell’universo adolescenziale. Pur con qualche ingenuità, è un film che racconta il potere della fantasia e la capacità dei piccoli di sognare, capacità che invece pare aver dimenticato il regista, troppo concentrato nell’esibizione di modelli virtuosi (vedi il finale inno alla libertà con Easy Rider) per avere il coraggio di osare fino in fondo e liberare la sua di immaginazione. Se il desiderio di volare via di Achille corrisponde – come pare – a quello di Kapakas, durante la fuga il regista è rimasto intrappolato nel mito dei modelli perdendo di vista la spontaneità infantile e le sue origini. Tanto che l’aspetto mediterraneo del film sembra quasi filtrato da uno sguardo non greco ma straniero. Notevole e suggestiva è la cornice agreste del film, fotografata dai toni caldi dell’obiettivo di Stefano Falivene (Anche libero va bene, Mary, Le avventure acquatiche di Steve Zissou) e capace da sola di raccontare con i suoi colori un’estate afosa e piena di speranze degli anni ’60. Una torrida estate cretese nella quale i sogni sembrano poter diventare realtà…
Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10