Sucker Punch

Pubblicato il 19 Apr 2012 in Azione
Filmato SD
Trailer

Unica erede del patrimonio di famiglia alla morte della madre, incolpata dell’uccisione della sorella, in realtà avvenuta per mano del malvagio patrigno, e da questi rinchiusa in un terribile manicomio, Baby Doll medita la fuga. Tra visioni, sogni, aspirazioni e metafore immagina la sua permanenza come la vita in un bordello in cui le prostitute danzano per attirare l’attenzione dei clienti e farsi scegliere. Quando danza per distrarre i clienti invece Baby Doll immagina la propria strada verso la libertà come un’iperbolica battaglia tecnologica tra katane, armi automatiche e nemici mostruosi.
Al suo quinto lungometraggio Zack Snyder sperimenta la via del soggetto originale. Dopo due adattamenti da fumetti, un cartone tratto da una serie di libri e il remake di un classico dell’orrore, il re del ralenti moderno fa un salto d’ambizione e produce, scrive, sceneggia e infine dirige una storia dalle aspirazioni altissime. Sucker Punch è un delirio di psicanalisi, immersione onirica e violenza metaforica, un tour de force espressivo non indifferente che satura la visione dello spettatore con una messa in scena barocca e stilizzata.
Purtroppo però l’ego del regista (grande fin dall’esordio) stavolta ha fatto il passo più lungo della gamba e dei moltissimi stimoli che Sucker Punch mette sullo schermo pochi arrivano a destinazione mentre la maggior parte si perde in un magma ben orchestrato di musica, iperboli e immagini che mescolano realtà e computer grafica come già visto in 300.
È impossibile non apprezzare la potenza muscolare con la quale Snyder porta avanti una poetica “spartana” della vita come campo di battaglia, e come questa poetica si rispecchi in uno stile ugualmente anabolizzato. Tuttavia è anche impossibile non sottolineare come stavolta la torta sia troppo farcita e dopo un’apertura a prologo, folgorante per ritmo, stile e trovate (di nuovo, dopo il grande calcio d’inizio di Watchmen), il film tende a ripetersi in una struttura che non solo presenta poche novità ma soprattutto annoia.
La guerra di Snyder è metafora di tante, troppe cose e troppo all’acqua di rose. La psicanalisi e l’infanzia, il ricordo e il sacrificio, la vendetta e il rimorso. Tutto insieme e tutto ammassato più che amalgamato.
Lo stesso si può dire dello stile visivo scelto. I colori di Jean-Pierre Jeunet e il barocco kistch di Baz Luhrmann, le gothic lolita e le bambole da anime, i videogiochi, Kill Bill, l’onnipresente Matrix, Sky captain and the world of tomorrow e poi ancora l’horror giapponese e il cinema fantasy. Sucker Punch riassume tutte le novità che le arti visive (dal cinema fino al videogioco passando per i fumetti) hanno proposto negli ultimi 10 anni, le unisce e tenta di rielaborarle al servizio di un viaggio nei sogni e nella mente, finendo per soffocare se stesso e un annoiato spettatore.. Fonte trama

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