Le tre scimmie

Pubblicato il 11 Giu 2012 in Drammatico

Una strada di notte. Un uomo viene investito da un’auto e abbandonato. Qualcuno però ha visto la targa dell’automezzo che è di proprietà di un uomo politico il quale, per evitare lo scandalo che troncherebbe la sua carriera, chiede al suo autista di autoaccusarsi dell’incidente. Resterà in carcere per poco tempo, sua moglie continuerà a ricevere il suo stipendio e, al momento del rilascio, ci sarà per lui un’ingente ricompensa. L’uomo accetta. Da quel momento sarà la moglie ad andare a riscuotere divenendo l’amante del politico e suscitando i sospetti del figlio adolescente. Quando il marito tornerà la tragedia incomberà sul nucleo familiare.
Il titolo del film turco del regista di Uzak (che nel 2003 vinse il Grand Prix nonché il Premio per i due attori protagonisti) è molto significativo: “Le tre scimmie”. Come per le protagoniste della famosa favola c’è chi non vuole vedere, chi non vuole sentire e chi non vuole parlare. In un mondo sempre più amorale e distante da un sentire che non si basi sulla convenienza immediata, i tre affrontano gli eventi chiusi nella propria separazione.
Il Marito accetta per denaro di finire in prigione senza condividere questa grave decisione con la compagna della propria vita, la Moglie sente riesplodere una sensualità che sembrava essersi dissolta con una bellezza ormai sfiorita grazie all’incontro con chi detiene un simulacro di Potere che eserciterà anche su lei trattandola come un oggetto… Il figlio adolescente è il solo, anche se chiuso in un silenzio quasi impenetrabile, a cercare disperatamente un modo di reagire a ciò che potrebbe apparire come ineluttabile. Lui, in fondo, ha ancora dei codici morali a cui rifarsi anche se lo condurranno alla scelta sbagliata.
In un mondo in cui il potere politico e il denaro sembrano poter comprare qualsiasi cosa o persona la sua sarà una decisione devastante. Alla quale però il padre cercherà di porre rimedio utilizzando a sua volta gli strumenti appresi dall’esperienza che sta vivendo.
Non sembra esserci speranza per l’umanità descritta da Ceylan a meno che sappia ritrovare la forza di affrontare il rimosso, quel figlio perduto ancora bambino che con la sua distante presenza potrebbe forse restituire almeno un po’ di quella pace che tutti, anche inconsapevolmente, cercano. Magari anche solo poggiando un braccio su una spalla inquieta…

 

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