La vita e una cosa meravigliosa

Pubblicato il 28 Mar 2010 in Commedia

In una Roma dai colori estivi si muovono un poliziotto addetto alle intercettazioni che ascoltando le vite degli altri scopre che la fidanzata fa la escort, uno stimato chirurgo con un figlio svogliato che più che studiare (anche lui medicina) preferisce scommettere e un pezzo grosso del mondo bancario che casualmente finisce in un gruppo di piccolo borghesi e per curiosità si finge magazziniere. Ognuno di questi suo malgrado si trova ad aggiustare i propri problemi tramite scorciatoie: il poliziotto che ascolta le conversazioni di una ragazza di cui si è invaghito, il chirurgo che raccomanda il figlio presso gli amici professori per non farlo bocciare (e che a sua volta assume o licenzia le loro amanti per sdebitarsi) e il bancario che finanzia fondi poco puliti. Ma tutti alla fine troveranno un modo di cambiare vita.
Benchè gran parte del pubblico continui ad identificarli con i cinepanettoni sono ormai 10 anni che Carlo ed Enrico Vanzina hanno abbandonato il cinema natalizio (con alcuni ritorni di fiamma estivi verso quel format), dedicandosi a produzioni televisive, sequel poco riusciti di film propri e del padre e commedie sofisticate. E’ indubbio quindi che nel poco complesso e molto stringente sistema-cinema italiano i fratelli stiano cercando di fare un cinema più personale e non commerciale a tutti i costi, inoltre con il tempo sono anche riusciti a formare una squadra fatta di amici vecchi e nuovi che costituisce il cast principale dei loro ultimi film.
Anche in La vita è una cosa meravigliosa dunque si ritrovano Enrico Brignano, Gigi Proietti, Nancy Brilli e Vincenzo Salemme che interpretano personaggi più che altro dell’alta borghesia romana incastrati nelle consuete vicende da commedia brillante: tradimenti, svelamenti, agnizioni, truffe e scappatelle amorose, più l’immancabile storia d’amore tra giovani di classi sociali diverse che da sempre è la firma del duo. Espedienti comici e romantici eterni nei quali i Vanzina credono ciecamente ma che non sempre li ripagano di tanta fiducia.
Ma non è tanto la sciatteria di molti passaggi della sceneggiatura, la scarsa efficacia comica, la messa in scena che più che essere semplice (come si vorrebbe) è semplicistica o infine la trascuratezza dei molti dettagli a far arenare di continuo il ritmo e la godibilità del racconto, sono soprattutto la costanza e la tenacia con la quale La vita è una cosa meravigliosa si rifiuta di prendere di petto i personaggi che critica a rendere impossibile una vera grande risata liberatoria.
La nobile idea di ritrarre dei personaggi complessi che, per usare le parole degli autori, “non siano solo buoni o cattivi ma vengano indagati a fondo per essere comprendesi pienamente”, non approda mai ad una concezione di mondo davvero capace di scavare più in profondità del solito manicheismo. Parlare di un certo modo di vivere e relazionarsi agli altri, nella vita e sul lavoro, che dilaga nella società (più che altro alta) italiana, senza necessariamente giudicarlo, sembra tradursi unicamente in una continua assoluzione per buona condotta di chi raccomanda un figlio ignorante per fargli avere una laurea (in medicina poi!) e in cambio assume o licenzia le amanti degli amici.
Con felice intuizione i Vanzina vogliono mostrare come i mille piccoli do ut des che creano il malcostume italiano vengano anche da una serie di condizionamenti sociali indipendenti dalla volontà dei singoli, tuttavia l’aria che si respira nel loro film è comunque quella di un ottimismo di facciata che presenta delle soluzioni impensabili a problemi pensabilissimi, che assolve senza dare motivazioni e che giustifica con un sorriso (degli attori, non del pubblico) le piccole malefatte di cui si era affannato a mostrare la mostruosità…

 

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