La mossa del pinguino

Pubblicato il 11 Mar 2014 in Commedia
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imm (8)Bruno è un marito e padre affettuoso ma inaffidabile. Per usare le parole di chi lo conosce bene, è “inconcludente, superficiale, distratto, illuso e sognatore”: tutte caratteristiche pericolose nell’era della crisi, in cui trovare un lavoro stabile per chi è “senza competenze” e con troppi grilli per la testa diventa una missione impossibile. Dunque Bruno passa le notti a pulire con lo scopettone i pavimenti di un museo romano, insieme all’amico di sempre Salvatore, che gli dà corda in tutte le mattane – come quella di mettere su un delfinario nel lago di Bracciano – pur capendone l’irrealizzabilità. Un servizio televisivo sul curling, disciplina sportiva non troppo lontana (agli occhi di Bruno e Salvatore) dal loro lavoro notturno, accende nuovamente l’immaginazione dei due, che decidono di candidarsi nientemeno che alle olimpiadi in quella specialità. E poiché la squadra di curling dev’essere formata da quattro persone, reclutano altri due malcapitati: l’ex vigile Ottavio, abilissimo giocatore di bocce, e il mago del biliardo Neno. Inutile dire che Eva, la moglie di Bruno, non è affatto d’accordo su questa grande idea, e che il figlio Yuri si trova costretto a comportarsi ancora una volta più da adulto del padre.
È una vicenda complessa e piena di sottotrame, quella de La mossa del pinguino, scritta da Claudio Amendola ed Edoardo Leo (che interpreta il ruolo di Bruno) insieme a Michele Alberico e Giulio Di Martino (con soggetto di Andrea Natella), e diretta dallo stesso Amendola con l’intenzione di inserirsi nel filone della commedia all’italiana, in particolare quella di Steno. Ci riesce facendo leva su alcuni punti di forza: un cast affiatato, su cui torreggiano Ennio Fantastichini e Antonello Fassari, ma anche il piccolo Damiano De Laurentiis nei panni di Yuri; un’ambientazione quintessenzialmente romana per luoghi, accenti e tipologie umane; un occhio attento alla realtà, evidente anche nei dettagli di scenografia e costumi (di Roberto De Angelis e Antonella Cannarozzi).
Per certi versi, La mossa del pinguino è anche un film di genere, quello “imprese sportive improbabili”, come Cool Runnings – Quattro sottozero e poi Machan di Uberto Pasolini, ma segue anche il format Full Monty (non a caso prodotto dallo stesso Pasolini) sui gruppi di disoccupati che trovano un’alternativa alla disperazione.
Amendola risente di un’impostazione televisiva nelle dinamiche relazionali e nelle inquadrature (anche se la veduta iniziale da sotto il biliardino lascia intuire un certo coraggio registico) ma alcuni dialoghi sono davvero ispirati, come quello sulla “biglia che va tenuta come un passerotto”, e alcuni particolari, come i primi piani dell’uovo al tegamino, trasudano affetto sincero per l’aspetto minimo e immensamente gratificante dell’esistenza umana. Senza grandi pretese, questa storia di falliti non ancora rassegnati ad un mondo dove “tutto è già deciso”, si fa volere bene e strappa più di una risata convinta. Speriamo in uno sdoganamento ulteriore dell’estro creativo di Amendola e Leo, che hanno la capacità di raccontare il mondo che conoscono, e farlo amare dal pubblico. Fonte Trama

 

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