La fée

Pubblicato il 04 Giu 2013 in Commedia

La_Fee_2011Dom è il portiere notturno di uno scalcinato hotel di Le Havre. Una notte, una donna scalza e senza bagaglio di nome Fiona si presenta al suo bancone dicendo di essere una fata e di poter esaudire per lui fino a tre desideri. Dom chiede e ottiene una Vespa blu e una provvigione di benzina a vita, recuperate in modo tanto facile quanto imprevedibile, e si riserva di pensare alla terza richiesta. Nel mentre, i due s’innamorano, fanno un bambino, e incrociano la loro stralunata esistenza con quella di un solitario turista inglese e del suo cane, di un trio di ragazzini immigrati clandestinamente e di un barista cieco.
Dopo aver esplorato gioie e dolori della vita coniugale di Dom e Fiona nei loro precedenti due titoli per il cinema, Iceberg (2005) e Rumba (2008), i tre registi e attori belgi fanno un passo indietro e inventano il primo incontro tra le loro creature, il principio del “romance”. Tutto avviene in corsa, nel film, per esigenze di slapstick, ma è lecito il sospetto che sotto ci sia anche un modo di vivere e di lavorare, sempre in movimento da un progetto all’altro, da un’associazione di idee all’altra, da un passo di danza al successivo. Abel e Gordon hanno studiato teatro a Parigi con Lecoq e conservato una concezione del mestiere di attore fortemente legata alle figure del mimo e del clown. Coi loro corpi eccentrici, i loro duetti ispirati non solo al cabaret circense ma anche a Tati e ai grandi classici delle “comiche” cinematografiche, dimostrano però di saper evitare di fare solo del teatro filmato e non dimenticano mai di garantire all’inquadratura altrettanta vivacità e poesia.
Il desiderio di sfuggire, appunto, per quanto possibile, la giustapposizione di sketch slegati tra loro, li ha portati ad esplicitare qui più che altrove, in fase di scrittura, le ragioni di molte stranezze, prima su tutte la provenienza di Fiona da un ospedale psichiatrico e la sua dieta a base di psicofarmaci. Questa scelta sembra spostare il film e i suoi personaggi marginali ma liberati più vicino a certo cinema indipendente di ultima generazione che verso il fantastico puro, ma solo fino ad un certo punto, poiché non c’è dubbio che il registro sia esplicitamente surreale e la cittadinanza dell’opera inconfondibilmente europea (impossibile non pensare a Kaurismaki).
È un approccio di pericoloso equilibrismo, perennemente esposto al rischio che la ripetizione annoi e il troppo “stroppi” ma in questo caso la risata è garantita, sincera e frequente.

Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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