La donna della mia vita

Pubblicato il 28 Mag 2012 in Drammatico

Mamma Alba ha due figli maschi: Giorgio, il grande, professionista sul lavoro e con le donne, con una moglie a Roma e almeno un’amante a Milano, e Leonardino, il secondogenito, quello sensibile, depresso, che per una donna ha persino tentato il suicidio. L’arrivo di Sara rivoluziona la vita di Leonardo, portando in essa l’insperata felicità, ma anche quella di Giorgio, poiché Sara è una delle donne a cui lui ha mentito spudoratamente, fingendo persino l’esistenza di un figlio.
Ideata da Cristina Comencini e sceneggiata da Giulia Calenda e Teresa Ciabatta, questa commedia di attori lascia sullo sfondo il regista, Lucini, che si mette totalmente al loro servizio, un po’ per scelta e un po’ per forza, vista la natura teatrale del copione.
In omaggio a Gassman padre ci sono una casa, una famiglia e Stefania Sandrelli, ma l’interno è tutt’altro che claustrofobico: figli e mariti escono e rientrano (chi dalla porta e chi dal televisore), fingendo smania di vivere, mentre la madre raccoglie confidenze in cucina per poi ordire senza scrupolo i destini di ognuno.
Nella figura di questa mamma italiana chioccia e al contempo falsa, che si è sostituita alla natura e alla verità in nome del presunto bene di tutti, c’è l’unico scoppiettante centro d’interesse del film, oltre che la sola idea di regia. Protesa sulla culla dell’ultimo maschio arrivato, ma anche sulla platea in sala che la guarda dal basso in alto, la Sandrelli, con la sua voce morbida e il suo sorriso tenero, inaccusabile, s’illumina di diabolico per qualche secondo, salvo poi rientrare tra i felici e i contenti. Incentrato sui corpi e sulle prove attoriali dei tre protagonisti giovani, il film non dà mai peso a questo aspetto, lo adombra e lo nega all’istante, relegandolo ad un’interpretazione possibile, un pensiero collaterale.
Simile, solo e soltanto nella trama, ad un titolo della coppia Izzo-Tognazzi (Io no), La donna della mia vita conferma le capacità di Argentero e di Gassman, notevoli, mentre contiene lo spazio d’azione della Lodovini, che parla più con gli occhi che con la bocca. È un peccato. Il regista dice di essersi ispirato alla grande commedia americana alla Cukor, ma là era esattamente la donna il motore sempre acceso di ogni scena. Oppure forse dobbiamo dare maggior credito agli autori e contemplare un ribaltone non solo nel rapporto tra i fratelli ma anche, più sottilmente, nella struttura stessa del film: non sono i genitori a far da spalla e da sfondo alla vicenda sentimentale dei figli ma avviene il contrario, e la donna della vita, di tutti quanti, nel bene e nel male, è proprio la mamma…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10
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