La Bestia nel Cuore

Pubblicato il 02 Lug 2012 in Drammatico

È stata violata Sabina, come Daniele, suo fratello, prima di lei. Abusata dal padre, condannata dal silenzio della madre. Ma Sabina tutto questo non lo sa, non lo sa ancora mentre, nella sala di doppiaggio, dove lavora, presta la sua voce a una giovane donna stuprata in un film per la televisione. Urla, Sabina, si difende al microfono e subito dopo torna a sorridere al collega che le ansima accanto. Ma poi una notte, dentro un sogno, accade una cosa terribile e Morfeo la consegna all’orrore di un fatto rimosso. La morte dei genitori e la gravidanza desiderata ma inattesa costringono la donna a un viaggio oltreoceano dove vive e si nasconde quel che resta della sua famiglia, un fratello ferito dalla stessa “bestia”. Daniele, silenzioso e rassegnato, che parla di architettura, del tempo e della natura soltanto per anticipare o addirittura eludere il dolore della sorella, arrivato fino a lui per interrogarlo.
Chi scrive è profondamente convinto dell’impossibilità di raccontare o, nel caso specifico, di portare sullo schermo senza difficoltà un tema complesso come quello dell’incesto e delle leggi di parentela, marcati, come sono, da un’interdizione sacra. Questa complessità non ha comunque impedito ad artisti alti e “tragici” di rappresentare il tabù e di mostrare la violenza dell’origine. Ora, della ripugnante distorsione che comporta oltrepassare il tabù dell’incesto riferisce, senza riuscirci, il film della Comencini “maggiore”. In perfetta linea col cinema italiano visto a questa sessantaduesima mostra sulla laguna, l’opera in questione semplicemente intrattiene. E in questo non ci sarebbe davvero nulla di male, il cinema deve saper fare anche quello ma non quando sceglie un soggetto così tragico come quello di un’identità sviata dal desiderio del padre. Il diritto negato a un fanciullo di essere oggetto d’amore dei genitori, la denudazione del suo corpo e della sua anima conducono a una sorta di terra di nessuno che questo cinema non riesce minimamente ad avvicinare, contenere, interpretare. Il film minimizza la portata dell’incesto mischiando il dramma di Sabina e Daniele con drammi esistenziali di portata decisamente minore: tradimenti, infedeltà, amori saffici. Un esempio? Il chiarimento nell’epilogo fra Giovanna Mezzogiorno e Alessio Boni (compagni nel film) dove due dolori profondamente diversi (il senso di colpa dell’uomo per averla tradita e la rivelazione della violenza paterna subita dalla donna) vengono sfacciatamente messi a confronto, quasi ridimensionati e risolti l’uno nell’altro.
A costo di apparire integralista ritengo che la disperazione umana segua una rigida gerarchia che chi non conosce dovrebbe trattenersi dal raccontare…

 

Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10
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