La 25° ora

Pubblicato il 10 Ott 2013 in Drammatico
Filmato SD
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imm (6)Montgomery Brogan è un pusher che conduce una vita agiata sulle rive dell’Hudson. Monty, per gli amici, ha deciso di ritirarsi dal narcotraffico e di vivere di rendita con la sua bellissima portoricana. Ma una soffiata lo condanna a scontare sette anni di carcere. Gli restano ventiquattro ore per riconciliarsi col padre, congedarsi dagli amici, un broker di Wall Street e un’insegnante di letteratura inglese, e decidere della sua 25a ora: la prigione, il suicidio, la fuga. Le ventiquattro ore di Monty, prima della galera, dei denti rotti e degli stupri, della violenza e del sadismo, della miseria e della paura, sono un’elegia che Spike Lee dedica al suo personaggio e alla sua personale New York.
Liberamente interpretata come una metafora delle vicende newyorkesi, la storia di Monty in verità è del tutto autonoma, nel senso che per ogni cittadino di New York la storia personale è anche quella della città e delle sue atmosfere. Non è un caso che il romanzo di David Benioff, da cui il film è tratto, sia stato scritto prima dell’undici settembre, mentre Lee decide di proiettare sul racconto il fascio oscuro della luce liberata dalla tragedia. Nessun altro film riesce ad essere viscerale come La 25a ora, dove la rappresentazione del dolore è scoperta e ammirevolmente impudica. Spike Lee costruisce un tempo che si ripete uguale a se stesso per dilatare all’infinito le ore di Monty, le ore di New York prima dell’impatto fatale, prima di un’ora dopo la quale niente sarà più lo stesso e prima della quale tutto poteva essere ancora. In quella zona liminare in cui non sai dire se poi sia giorno o sia notte, in quella sospensione in cui Lee sorprende Monty e i suoi amici, in quella luce che è aurora dentro un crepuscolo, il regista inserisce due sequenze strazianti: la rovina del volto, che Monty chiede di eseguire all’amico pur di non essere stuprato in carcere, e il lungo viaggio col padre, che assume il ruolo tradizionale dello storyteller irlandese, con il compito di tramandare le storie folkloriche della sua terra e rassicurare per il futuro.
Ribaltando l’assunto, il padre di Monty gli prospetta un futuro da fuggiasco e una vita ricominciata altrove, con un’altra identità, mentre lo spettatore assiste al concretizzarsi di questo universo narrativo. Si tratta di quella che Lynch chiamerebbe “fuga psicogena”, tanto intensa da materializzarsi. Ma Monty è ancora lì e sta andando in prigione. E allora il film si rivolge a tutti coloro che hanno avuto una 24a ora – una forma di addio, di lutto, di separazione – e soprattutto a chi ha osato immaginarne una venticinquesima: l’espressione più bella di una vita mancata. Fonte

Versione: DVDRip – Qualità: A.10 – V.10

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  • Alessandro Izzo

    Sinceramente… non mi ha colpito più di tanto questo film di spike lee