Il Principe Del Deserto

Pubblicato il 26 Apr 2012 in Drammatico

Arabia agli inizi del Ventesimo secolo. Due guerrieri che si sono duramente combattuti sono uno di fronte all’altro. Il vincitore, Nesib emiro di Hobeika, decide che il perdente Amar, sultano di Salmaah dovrà consegnargli i suoi due figli Saleeh e Auda. I due bambini verranno cresciuti da Nesib e costituiranno la garanzia del rispetto del trattato che prevede che la “Striscia Gialla” (un’ampia fascia di deserto) divenga terra di nessuno e pertanto non rivendicabile. Quando però un petroliere texano gli dimostra che nella Striscia Gialla c’è il petrolio Nesib, che vuole lo sviluppo del suo polo infrange il trattato. Nel frattempo Saleeh è divenuto un giovane atletico e audace mentre Auda si è dedicato totalmente alla sua passione: la lettura. Il futuro prevede però per lui un’altra sorte.
Jean-Jacques Annaud torna sui nostri schermi dopo molto tempo. Il suo film del 2007 Sa majesté minor non ha mai visto accendersi la luce dei proiettori italiani lasciando ferma la frequentazione delle opere del regista francese a Due fratelli. Si potrebbe dire che, in definitiva, l’Annaud di questa fase di inizio millennio se la cava meglio con gli animali (ricordate anche L’orso?) che con gli esseri umani. Sembrano ormai lontani nel tempo e nello spazio dello schermo i tempi de La guerra del fuoco e de L’amante, film coraggiosi e carichi di uno sguardo per cui il fare cinema appariva come una necessità. Oggi non è più così. Non bastano lo sguardo intenso e incupito di un Banderas arabeggiante o la tenuta scenica di Tahar Rahim (del quale conoscevamo le doti grazie a Il profeta di Audiard), uniti alle masse, reali e non realizzate in CGI, per sostenere quello che si presenta come un film d’avventura intimamente ‘vecchio’. Quante volte abbiamo già visto al cinema e in televisione storie d’amore di principi (arabi e non) desiderosi di riscatto e gratificati dall’amore di una bella fanciulla ma pronti a lanciarsi nell’azione senza sprezzo del pericolo? Questo non è che uno dei molteplici elementi che fanno di questo film un film ‘qualunque’. Annaud e lo sceneggiatore Menno Meyjes sembrano esserne consapevoli tanto che, posta la premessa della presenza del petrolio, negli ultimi minuti del film cercano di risollevarne le sorti offrendoci una ‘morale’ sociopolitica che dovrebbe nobilitare il tutto. Suona invece come posticcia perché fagocitata dal desiderio, che tale è rimasto, di rinverdire i fasti di un cinema che fu. Purtroppo Lawrence d’Arabia non abita più qui…

 

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