God Bless America

Pubblicato il 15 Mag 2012 in Azione

Joel Murray) è stanco del mondo che lo circonda e della vita che fa: è divorziato, ha una figlia viziata che lo cerca solo per regali, è stato appena licenziato e gli è stato diagnosticato un tumore al cervello quasi certamente fatale. Con nulla per cui vivere, nulla da perdere, ed un’insofferenza profonda che gli cresce dentro per tutto quello che è trash, decide di tirar fuori tutta la sua aggressività repressa, scaricandola su tutti quelli che per lui rappresentano ciò che non va nel mondo, a partire dai pessimi modelli che la tv americana offre.

Così, partendo dalla protagonista viziata di un reality sulla falsa riga di My Super Sweet 16, passando da chi parla al cinema, dai manifestanti dei Tea Party, a chi parcheggia male l’auto, Frank alleggerisce il pianeta da tutte quelle persone che secondo lui contribuiscono ad aumentare l’involgarimento culturale generale. Il tutto con una buona dose di violenza e cinismo. Obiettivamente è molto facile entrare nei panni di Frank ed essere d’accordo con i suoi discorsi, con la differenza che la maggior parte di noi non va in giro ad eliminare chi gli pare (credo). Su questo punto, il regista è bravo nell’andarci pesante sul grottesco, in modo indirizzare la pellicola verso la provocazione piuttosto che l’istigazione.

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