Gioco di donna

Pubblicato il 05 Ott 2013 in Drammatico
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imm (8)Gioco di donna, segna il ritorno del melodramma più classico, attualizzato dall’esplicita rappresentazione delle passioni e del sesso estremi. Il regista e sceneggiatore John Duigan sa di cosa parla e senza alcuna inibizione mette in scena i miti letterari e mondani che hanno fatto dell’Europa a cavallo tra gli anni 30 e 40 un centro mondiale di sperimentazioni belliche, esistenziali e artistiche. Le ombre di Gertrude Stein, di Jean-Paul Sartre, di Scott Fitzgerald, di William Somerset Maugham, fino a Frederick Forsyth, sono una presenza palpabile, talvolta indigesta, ma non priva di fascino. Si potrebbero elencare all’infinito le fonti di ispirazione di Duigan, non escludendo Douglas Sirk, per quel dolcemente atroce e convenzionale ritratto di donna, ma non di signora.
Charlize Theron, abbandonati il peso, il volto e l’oscar dell’ orribile eroina di Monster, supera l’esame, sfoderando la sua ammaliante bellezza ed un temperamento che la rimandano alla migliore Lana Turner, della quale è la sola erede.
Il tessuto storico che colora l’intera vicenda è un nobile bignami di tutto quanto è accaduto nella prima metà del secolo scorso. Il giovane irlandese Guy (Stuart Townsend), si vede piombare nella sua casa a Cambridge, bagnata e trafelata, la splendente Gilda, in fuga dal fidanzato e da allora i due vivranno la loro relazione tra mille incongruenze, illusioni e drammi. Tre anni dopo saranno assieme a Parigi, in un “ménage a troi” che coinvolge Mia (Penelope Cruz), una giovane spagnola, zoppa a causa di un incidente. In Spagna la guerra civile è ormai inevitabile e dopo alcuni tentennamenti Mia e Guy, che è un idealista, abbandonano Gilda e vanno a combattere per i repubblicani: chi poteva dubitarne? La partitura drammatica ha qui un’ulteriore accelerazione, svaniti i toni fatui, con Hitler che bussa alla porta, tutto affonda nel dramma storico. Guy torna in Inghilterra e Gilda si concede al nemico che ha invaso Parigi. Dramma e melodramma si fondono in un pastiche non privo di emozioni e convenzioni.
In breve: prendere o lasciare, senza alternative, poiché di ogni cosa è vero anche il contrario. Gioco di donna non si fa gioco degli spettatori, ma li incalza con sfrontato autolesionismo, fino a meritare l’assoluzione. Fonte

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