Complici Del Silenzio

Pubblicato il 10 Ago 2012 in Drammatico

Argentina, 1978. Maurizio Gallo, giornalista sportivo italiano, viene inviato a Buenos Aires per seguire i Campionati mondiali di calcio. Accompagnato dal collega fotoreporter, Maurizio farà visita ai parenti argentini, integrati e ‘collusi’ con uno dei bracci del regime di Videla, Pablo Pere, marito altero della cugina. Partito dall’Italia col cuore infranto e deciso a dimenticare il perduto amore tra una punizione e un calcio di rigore, il giornalista finisce per innamorarsi di Ana, ex moglie di un amico e membro clandestino di una formazione guerrigliera, che si oppone al regime militare. Sospettato suo malgrado di propaganda rivoluzionaria, rimane vittima della dittatura, patendo detenzione e tortura e condividendo il destino della donna amata.
Cosa rende diverso Complici del silenzio da tutte le altre opere che negli anni recenti hanno descritto i soprusi e le (s)torture della dittatura argentina? Forse niente. Abbiamo già sofferto con i film di Bechis (Garage Olimpo e Figli) o con le sconvolgenti immagini della Notte delle matite spezzate. Sembra però che il cinema argentino e quello italiano abbiano ancora bisogno di fare i conti con il proprio passato drammatico e criminale, di ricostruire a posteriori, di indagare un’assenza, quella di trentamila persone svanite nel nulla. Questo e altri film dimostrano che la profonda ferita aperta alcuni decenni fa e denunciata dalle coraggiose madri di Plaza de Mayo, è lontana dall’essere rimarginata.
Attraverso una storia d’amore e una suspense intensa e persecutoria, Stefano Incerti torna sulle violenze impietose degli aguzzini e sull’invasività ottusa del potere, per denunciare una volta di più una delle pagine più nere del nostro vissuto. Ambientato durante i Mondiali del settantotto, il calcio nel film non viene mai giocato dal vivo ma trasmesso in televisione o commentato alla radio, dimostrando che quella manifestazione sportiva si impegnava a legittimare la dittatura militare di Videla, a recuperare prestigio agli occhi dei paesi esteri, a infondere l’orgoglio nazionale tra la stessa gente che perseguitava, a occupare l’immaginario, a dissimulare i massacri, a insabbiare l’orrore, spegnendo i dissensi dietro una combine combinata con la nazionale peruviana.
Complici del silenzio individua due tendenze e distingue due tensioni: la prima parte del film è “fuori”, è “leggera” e coincidente con lo sguardo innamorato del protagonista sull’oggetto del suo desiderio e sulla terra che lo ospita. Gli occhi “in amore” di Alessio Boni vedono parzialmente e riflettono il suo conoscere parziale. Il secondo periodo è “dentro”, è un dramma carcerario e insieme la cronaca di ciò che non resta, di una pagina mai scritta sugli ‘scomparsi’ dimenticati dai loro governi e ignorati dalla patria di accoglienza. Lo sguardo soggettivo di Boni cede il passo a uno sguardo esterno, artificioso e funzionale a mostrare la violenza fisica (i volti battuti, lividi e tumefatti) e quella dei sentimenti e delle emozioni (il terrore, la rabbia, l’impotenza), che straziano il corpo vittima della tortura, il corpo attoriale chiamato a interpretare la vera vittima. Incerti sacrifica il rigore cinematografico a vantaggio della “godibilità” con l’intento evidente di rivolgersi a un pubblico giovane che del regime videlista conosce poco o nulla. Un dilemma etico-estetico su cui sospendiamo il giudizio, a fronte di un cinema (della memoria) e di una Storia (quella dei desaparecidos) che combattono per trovare una riconoscibilità…
Versione: DvdRip – Qualità V:10 – A:10

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  • marco

    salve ragazzi, potete mettere i due hellboy quando avete tempo?